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Archive for the ‘Linux’ Category

Linux e UEFI – Introduzione

Prima di iniziare a leggere Vi informo che questo primo articolo è puramente teorico ; quindi se no Vi interessa la teoria non sprecate il Vostro tempo ed aspettate l’uscita dell’articolo successivo .

Un po’ di Storia

EFI è l’acronimo di Extensible Firmware Interface , lo scopo di questa tecnologia è di sostituire Il vecchio e limitato BIOS delle schede madri .Inizialmente l’esigenza venne durante lo sviluppo della prima piattaforma Intel-HP Itanium a metà degli anni 90 . Il BIOS ha diverse limitazioni ( 16-bit processor mode , 1 MB si spazio indirizzabile, etc.) e queste non erano accettabili per la piattaforma Itanium.
Nel 2005 Intel cesso lo sviluppo della EFI ed entro a far parte del Unified EFI Forum , che ha evoluto e standardizzato le specifiche diventando così UEFI.
La versione 2.1 della UEFI fu rilasciata nel 2007 e aggiunse la crittografia , l’autenticazione tramite rete e l’architettura per l’interfaccia utente .

Inizialmente nel 2006 Apple lo inserì nei primi iMac Intel Dual Core , ma la sua vera introduzione ebbe inizio con l’introduzione da parte di Intel dei processori con architettura Sandy Bridge.
Dal 2011 ASRock, ASUSTeK, Gigabyte e MSI hanno lanciato diverse schede madri con UEFI

Introduzione

Per capire i vantaggi che introduce l’UEFI rispetto al vecchio BIOS , occorre prima capire cosa sia in generale un firmware ed in cosa l’UEFI differisce dal BIOS.
In generale il firmware è un software residente nella memoria non volatile di un dispositivo ; un esempio potrebbero essere le schede che inseriamo nella motherboard; queste hanno al loro interno un firmware.
Sia il BIOS che l’UEFI risiedono nella scheda madre , ed eseguono diverse operazioni molto importanti; all’interno di essi vi è il codice che viene eseguito dal computer all’avvio, il codice per il controllo del hardware e le funzioni per leggere ed eseguire programmi dal hard disk.

Il BIOS fu introdotto con i pc IBM nel 1981 , ed è molto limitato per gli attuali standard . Il BIOS carica i primi settori del disco di avvio e gli esegue; negli hard disk i primi settori è chiamato Master Boot Record (MBR) e le sue limitazioni hanno portato diversi problemi :

  • Il bootloader residente nel MBR è piccolo , per tale motivo tipicamente questo pezzo di software serve caricare altro codice presente nella partizione di boot .
  • Il processo di boot è vulnerabile a cambiamenti apportati al MBR . L’installazione si nuovi OS può portare la riscrittura dei dati nel MBR e rendere impossibile l’avvio di OS esistenti . Alcuni Virus potevano anche insediarsi nel MBR .
  •  Il “design” del BIOS risale a circa 30 anni fa , per tale motivo opera in modalità 16-bit 8086 . Nei computer a 32-bit o a 64-bit non vi è la necessità di operare in questa modalità , se non per il processo di boot ; i produttori di CPU sono perciò costretti a continuare ad inserire il codice per questa modalità unicamente per il BIOS .

Il fimware EFI mira a risolvere queste limitazioni del BIOS , anche se risulta essere più complesso nel suo utilizzo ; questo pechè implementa funzionalità
che prima non era possibile inserire . Alcune funzionalità chiave della UEFI sono :

  • L’UEFI può analizzare la tabbela delle partizioni e dei filesystem , pertanto i bootloader posso risiedere su un file in una partizione e questo permette di avere più bootloader nel proprio sistema e sceglire quale far partire .
  • L’UEFI solitamente include un modo per selezionare quale bootloader utilizzare e di conseguenza quale OS far partire.
  • Se i sistemi operativi che utilizziamo sono ben fatti non andranno a sovrascrivere il bootloader degli altri ; sfortunatamente alcuni bug possono causare a volte questo problema.
  • l’UEFI supporta i driver per i filesystem e per l’hardware , questo permette di fare il boot anche da hardware non dotato di firmware .
  • l’UEFI supporta GPT (GUID Partittion Table) come schema di partizione per l’hard disk , che risolve diverse limitazioni del DOS MBR , come il limite nel numero delle partizioni e delle dimensioni (fino a 4 partizioni , con un massimo di 2.2TB) .GPT supporta partizioni con dimensioni massime di 9.4 ZB.

Linux supporta il boot da UEFI a partire dal 2000 , utilizzando elilo EFI boot loader o il più moderno GRUB.

Nel prossimo articolo analizzeremo il processo di boot da UEFI andando a vedere nello specifico i file di configurazione coinvolti e come questo processo influisca sui sistemi Linux .

Linux o Windows 7 ……

3 novembre 2009 Lascia un commento

…. Facciamoci le domande giuste

Negli ultimi giorni il panorama informatico ha “sfornato” numerose novità tra cui l’uscita di Ubuntu 9.10 e di Windows 7 .

Senza addentrarci nella discussione dei costi cerchiamo di capire perchè linux può essere meglio di windows  facendo a noi stessi alcune domande :

  • Avete mai perso il vostro lavoro perchè windows è crashato ?
  • Quanti virus / spyware vi hanno costretto ad ore di ripristino del sistema ?
  • Quante volte il vostro sistema windows è diventato instabile ?
  • Quante volte siete stati costretti a spegnere il sistema in modo “brutale” ?
  • Quanto tempo perdete per tenere aggiornato TUTTO il software che avete installato su windows per avere la versione più recente ?
  • Quanto tempo avete perso per cercare i dirver per le vostre periferiche non sempre funzionanti ?
  • Vi siete mai accorti che windows rallenta giorno dopo giorno inesorabilmente … siete felici di questo ?
  • Quante volte dovete riavviare il sistema perchè avete appena installato un nuovo software o un aggiornamento microsoft ?
  • Perchè copiare software illegalmente quando lo si puo avere in modo legale e gratis ?
  • Siete sicuri che Linux sua così difficile come vi vogliono far credere ?

A queste domande per il momento non risponderò io ma sarete voi che dovrete fermarvi per 5 minuti e pansare alle risposte .

Tra qualche giorno vi darò alcune risposte ………

Buona Riflessione

Installare i driver Broadcom Wireless STA su Fedora 11

13 luglio 2009 2 commenti

In questa guida vedremo com installare i driver Broadcom Wireless STA su Fedora 11 , questi driver possono essere usati per le schede wireless basati sui seguenti chipset BCM4311 , BCM4312 , BCM4321 e BCM4322 .

Se volete verificare il modello della vostra scheda Wireless da terminale e come utente root date questo comando :

lscpi | grep ‘Network controller’

(il comando deve essere dato esattamente come è formattato sopra , ossia con il singolo apice prima della lettera “n” , con la lettera “N” maiuscola e alla fine il singolo apice .)

Fortunatamente l’installazione di questi driver è molto semplice in quanto sono disponibili i pacchtti RPM sui repositori rpmfusion .

Prima di procedere assicuratevi che il sistema sia aggiornato , e nel caso non lo fosse fate l’update !! .

Ora se non li avete già “installati” , “installiamo” i repository “rpmfusion free” e “rpmfusion non-free” , utilizzando i seguenti comandi da console e come utente root :

RPMFusion Free

#rpm -Uvh http://download1.rpmfusion.org/free/fedora/rpmfusion-free-release-stable.noarch.rpm

RPMFusion non-Free

#rpm -Uvh http://download1.rpmfusion.org/nonfree/fedora/rpmfusion-nonfree-release-stable.noarch.rpm

A questo punto abbiamo i repository RPMFusion abilitati , e non ci resta che installare i driver Broadcom dando il comando :

#yum -y install kmod-wl

Terminata l’installazione riavviamo il computer , e cliccando con il tasto destro sull’icona di Network Manager vedremo abilitato il Wireless.

wireless

HP Device Manager

19 febbraio 2008 Lascia un commento

hplip-gui

Le stampanti HP e le multifunzione sono supportate molto bene da fedora , grazie alla decisione di HP di mettere a disposizione i propri driver e utility (hplip) .

Adesso è disponibile una fantastica utility grafica che permette di gestire la nostra stampante/multifunzione tramite un front-end chiamato hplip-gui , che non è altro che un’interfaccia verso altre applicazzioni . Da questo device manager , saranno abilitati diversi plug-in a seconda del modello di stampante/multifunzione installata .

L’installazione di questo software è molto semplice :

#yum -y install hplip-gui

Una volta terminata l’installazione è necessario l’anciare la configurazione della stampante come utente root ; il comando è :

#hp-setup

Partirà un wizard per configurare la stampante , è molto semplice e la maggior parte delle volte basta lasciare le impostazioni che consiglia il programma .

Il programma lo potete avviare da Sistema -> Amministrazione -> HP Device Manager

Se prefire farlo partire da riga di comando digitate : # /usr/bin/hp-toolbox

Buon Divertimento

“Articolo tratto da  http://dailypackage.fedorabook.com/index.php?/archives/166-GUI-Thursday-hplip-gui-HP-Device-Manager.html

Yum Presto-plugin su Fedora 8

14 febbraio 2008 Lascia un commento

 box_fedora_disc.png

Yum-Presto è un plugin per il gestore di pacchetti yum , che permette di scaricare solamente le differenze tra un pacchetto installato e quello aggiornato disponibile tramite gli update attraverso l’utilizzo del DeltaRPM.

Con l’utilizzo di questo plugin si riduce notevolmente la dimensione dei download durante gli aggiornamenti del sistema , arrivando a diminuire le dimensioni dei pacchetti da scaricare anche al 90 – 80 % .

Passiamo adesso all’installazione del suddetto plugin su Fedora 8 :

  1. Aprite una sessione “console” e digitate
    • #su –

    inserite la password di root e premete “invio”

  2. #yum install yum-presto    ( in questo modo installerete il pacchetto insieme alle dipendenze )

Fatto questi semplici passaggi , il plugin è instllato , ma ora si deve configurare in maniera appropiata il file di configurazione per il repository degli update ( /etc/yum.repos.d/fedora-updates.repo ).

  1. #gedit /etc/yum.repos.d/fedora-updates.repo         ( il comando deve essere dato come utente root)  Dobbbiamo modificare la linea che inizia per  “baseurl=”  nella sezione   “[updates]” . Come potrete notare , tale voce è preceduta dal simbolo “#” , ciò vuol dire che non viene considerata , mentre viene usata la voce “mirrorlist=”. Quindi procediamo nel seguente modo :
    • Eliminiamo il simbolo “#” da “baseurl=”
    • Al posto del indirizzo che troviamo su “baseurl=” inseriamo http://lesloueizeh.com/f8/i386/updates
    • Inseriamo il carattere “#” all’inizio della linea “mirrorlist=”

Il risultato finale del file di configurazione dovrebbe essere simile a questo :

 [updates]
name=Fedora $releasever – $basearch – Updates
failovermethod=priority
baseurl=http://lesloueizeh.com/f8/i386/updates
#mirrorlist=http://mirrors.fedoraproject.org/mirrorlist?repo=updates-released-f$releasever&arch=$basearch
enabled=1
gpgcheck=1
gpgkey=file:///etc/pki/rpm-gpg/RPM-GPG-KEY-fedora
 

Alla fine del file avrete altre due sezzioni che non dovete modificare .

Fatte queste operazzioni da console e come utente root , lanciate il comando :

#yum clean all

E poi provate ad aggiornare il sistema :

#yum -y update

N.B. : Questo plugin ha effetto solo nel download degli update .

Linux RAID Software – Parte II

26 gennaio 2008 5 commenti

linux-cp1.png

Nello scorso articolo abbiamo visto come preparare i nostri dischi/partizioni per essere pronte da usare in un raid software . Oggi , vedremo come creare il nostro il primo raid con le partizioni create in predenza .

Il nostro primo Raid sarà un mirror (raid 1) composto da 2 dischi/partzioni :

#mdadm -C /dev/md0 -l1 -n2 /dev/sdb1 /dev/sdc1

Con questo comando , andiamo a creare un devie raid che si chiama /dev/md0 ( -C /dev/md0 ) , configurato in raid 1 ( -l1 ) composto da due device/partizioni ( -n2 ) e di seguito vengono specificati i due device .

Se volgiamo vedere lo stato del raid , basta che da console diamo il comando :

#mdadm -D /dev/md0

A questo punto , il nostro radi è configurato e funzionante , ma non possiamo ancora utilizzarlo in quanto non è presente un file system che ci permetta di scrivere dei file , quindi andiamo subito a crearlo :

#mkfs -t ext3 -L DATI /dev/md0 20M

Abbiamo cosi creato un file system ext3 ( -t ext3 ) la label del nostro disco sarà “DATI” ( -L DATI ) sul device /dev/md0 che ha come dimensioni 20 Mega . Creiamo adesso la directory in cui andremo a montare il nostro raid :

#cd /mnt

#mkdir dati

Se volgiamo che il volume venga montato automaticamente al boot , possiamo editare il /etc/fstab , ed inserire una entry che monti il nostro volume :

#gedit /etc/fstab

alla fine del file aggiungente la seguente voce :

/dev/md0 /mnt/dati ext3 defaults 0 0

Se la cartella che avete creato ha un’altro nome o si trova in un’altra posizione modificate la voce ” /mnt/dati “ .

Linux RAID Software – Parte 1

21 gennaio 2008 1 commento

linux-cp1.png

L’idea che stà alla base del RAID è di combinare diversi dischi in un’unico array in modo da ottenere performance migliori o per ridondanza dei dati . Questo può essere ottenuto in due modi ; utilizzando RAID Hardware , cioè schede pci/pciE ecc.. dedicate alla gestione dei raid oppure usando RAID Software gestiti dal sistema operativo.

Esistono diversi livelli di RAID , quelli maggiormente utilizzati sono :

  • RAID 0 (Striping) : Non vi è nessun tipi di ridondanza , i dati vengono spalmati su più dischi , questo aumenta lo spazzio a disposizione , ma nel caso si guasti un disco, tutti i dati saranno persi .
  • RAID 1 (Mirroring) : Con questo tipo di raid , i dati vengono scritti nello stesso modo su tutti i device che fanno parte del raid , questo comporta che anche se si rompe un disco , i dati saranno comunque accessibili , in quanto è presente una copia speculare di essi . L’unico svantaggio è che non incrementiamo lo spazio a disposizione . Infatti se mettiamo in RAID 1 due dischi da 40 GB , lo spazio utilizzabile per scrivere dei dati sarà di 40 GB.
  • RAID 5 : Questo tipo di raid chiamato anche “Striping with Parity” , possiamo vederlo come una via di mezzo tra i primi due , in quanto i dati vengono spalmati su tutti i dischi ma oltre a questi vengono scritte anche delle informazzioni di parità . Quest’ultime , vengono usate durante la fase di ricostruzzione dei dati , dopo la rottura di un disco . Per utilizzare un RAID 5 occorrono almeno 3 dischi , e la perdita di spazio utilizzabile per la scrittura di dati è nettamente inferiore rispetto ad un mirror .

Su Linux il RAID Software è implementato nel Kernel ed è gestito dai dirver MD che permette alla soluzione raid di essere indipendente dal hardware. La gestione e la creazione dei raid , viene gestita attravero un tool che si chiama mdadm .

Vediamo ora in dettaglio , come fare ad implementare un RAID 1 Software :

  1. Prima di tutto servono 2 partizioni vuote che dovremmo definire di tipo Raid Linux . Nel nostro caso abbimo due dischi il primo /dev/sdb da 20GB ed il secondo /dev/sdc da 20 GB.
  2. Creiamo le partizioni con fdsik:
    • [root@srvmail ~]# fdisk /dev/sdb
      The number of cylinders for this disk is set to 1958.
      There is nothing wrong with that, but this is larger than 1024,
      and could in certain setups cause problems with:
      1) software that runs at boot time (e.g., old versions of LILO)
      2) booting and partitioning software from other OSs
      (e.g., DOS FDISK, OS/2 FDISK)
      Comando (m per richiamare la guida):
    • Ci troviamo davanti al prompt di fdisk , digitando “n” creiamo una nuova partizione :

    Comando (m per richiamare la guida): n
    Azione comando
    e estesa
    p partizione primaria (1-4)

Dobbiamo scegliere se si tratta di una partizione estesa o primaria , nel nostro caso sarà primaria quindi “p”.

Il passaggio sucessivo ci chiederà il numero della partizione , se è la prima partizione che creiamo scriviamo “1” . Premendo invio vi chiederà qual è il primo cilindro , potete affidarvi a quello che vi propone lui quindi premete invio . L’ultima cosa che vi chiederà riguarda l’ultimo cilindro , per semplificare le cose scrivete le dimensioni in Megabyte della partizione che volete creare nel seguente formato , +20000M . Non farà altro che creare una partizione da 20 GB .

A questo punto dobbiamo specificare il tipo di partizione , per fare ciò digitate “t” e succesivamente “fd” ( setta la partizione come Linux Raid ) . Se tutto è andato bene digitando “p” dovreste vedere una cosa del genere :

Comando (m per richiamare la guida): p
Disco /dev/sdb: 16.1 GB, 16106127360 byte
255 heads, 63 sectors/track, 1958 cylinders
Unità = cilindri di 16065 * 512 = 8225280 byte

Dispositivo Boot Start End Blocks Id System
/dev/sdb1 1 2 16033+ fd Autorilevamento raid di Linux
(Non fate caso alle dimensioni!!!!)

Se tutto è ok digitate “w” , questo comando scriverà le informazioni sulla tabella delle partizioni è uscirà dal programma . Eseguite le stesse operazioni per l’altro disco , è fondamentale che le partizioni abbiano le stesse dimensioni , altrimenti non potrete configurare il RAID in seguito .

Una volta terminate le operazioni di partizionamento diamo il comando partprobe , che andrà a rileggere le tabelle delle partizioni .

Per questa puntata e tutto , nella seconda parte di questo mini-howto vedremo come creare il nostro primo RAID e come gestirlo .