Archivio

Archive for the ‘Fedora’ Category

Linux KVM – Virtual Machine Manager

15 maggio 2012 Lascia un commento

Virtual Machine ManagerNell’articolo precedente abbiamo fatto una breve introduzione sulle funzionalità di KVM, e lo abbiamo installato insieme a tutte le sue dipendenze ; ora è giunto il momento di prendere il controllo della virtualizzazione e creare delle macchine virtuali utilizzando il tool grafico “Virtual Machine Manager” ; se non l’avete fatto vi consiglio di leggere l’articolo “Linux KVM – Introduzione alla virtualizzazione con QEMU-KVM” .

Se avete già installato KVM e libvirt ma non avete installato Virtual Machine Manager, su Fedora potete installarlo con il comando :

#yum install virt-manager

Questo software è una console per gestire QEMU-KVM , ma può essere utilizzato anche per XEN e LXC ; non è necessario che sia installato sulla stessa macchina in cui gira KVM.

Se volessimo fare le cose ben fatte potremmo installare KVM su un server senza interfaccia grafica , e sul nostro desktop con Fedora installare Virtual Machine Manager; in questo modo la piattaforma di virtualizzazione risulta essere più pulita senza servizi inutili .

Il cuore di Virtual Machine Manager è scritto in Python mentre l’interfaccia grafica è stata fatta con Glade e GTK+ . L’applicazione utilizza libvirt per comunicare con l’hypervisor in questo modo è indipendente dalle diverse tecnologie di virtualizzazione .

Possiamo trovare l’applicazione in Applicazioni->;;Strumenti di Sistema ; per poter utilizzare l’applicazione è necessario sapere la password dell’utente root .

Avvio Virtual Machine Manager

A prima vista potremmo trovarci un po spaesati in quanto l’applicazione nella schermata principale non offre molte informazioni , se non il nome del host QEMU/KVM a cui siamo collegati (in questo caso localhost) .

Virtual Machine Manager

Facendo doppio clic sul host name , si aprirà una nuova finestra composta da 4 tab chiamata dettagli connessione , il primo tab denominato “Panoramica” mostra informazioni generali come il nome host, il tipo di Hypervisor utilizzato, la memoria ram disponibile, il numero di CPU logiche, l’architettura (es. i686) e due grafici sul utilizzo della CPU e della RAM . Proseguendo troviamo “Reti Virtuali” , in cui è presente una rete denominata “default”; vista la complessità che potrebbe avere l’argomento virtual network verrà trattato in un articolo separato; per il momento vi basti sapere che durante l’installazione di una VM la rete “default” viene utilizzata per collegare il server virtuale al mondo esterno ; al vostro server verrà assegnato dinamicamente un indirizzo IP che non fa parte della vostra rete, e attraverso il NAT potete raggiungere il mondo esterno .

Il tab “Storage” consente di gestire i “volumi/dischi” in cui vanno a finire le macchine virtuali ; di default i dischi virtuali vengono salvati in /var/lib/libvirt/images . Da qui possiamo vedere lo spazio a disposizione i dischi virtuali presenti a da quale VM sono utilizzati , è inoltre possibile aggiungere altre tipologie di storage (iSCSI, NFS ecc.) . Infine nell’ultimo tab denominato “Interfacce” possiamo creare interfacce bridge, bond ….

Dettagli Host

Passiamo ora alla creazione della nostra prima macchina virtuale , la procedura è veramente molto semplice l’unica cosa di cui abbiamo bisogno è un’immagine ISO di una qualunque distribuzione linux .
(Al seguente link potete trovare una piccolo manuale in PDF con la procedura per la creazione di una macchina virtuale con gli screenshot delle operazioni da eseguire .)

Clicchiamo sul pulsante a forma di monitor con un segno di play all’interno ; comparirà il wizard per la creazione di una nuova macchina virtuale .

L’operazione si conclude in pochi passi , in cui dobbiamo inserire :

  1. il nome della macchina ed il tipo di installazione
  2. la sorgente di installazione (dove si trova l’immagine ISO o il cd fisico da cui installare ) , e il sistema operativo
  3. Ram e CPU da assegnare alla machina
  4. Dimensione del disco virtuale

Alla fine di questi passaggi apparirà una schermata di riepilogo con le scelte da noi fatte ed in cui possiamo scegliere la rete a cui collegare la nostra macchina virtuale ed anche il tipo di hypervisor da utilizzare .

Al termine della procedura verrà creata e attivata la macchina virtuale , la quale farà boot dall’immagine ISO che gli abbiamo assegnato , che molto probabilmente sarà un CD d’installazione ; procediamo quindi con l’installazione del sistema operativo .

Finita l’installazione avremmo a disposizione la nostra prima macchina virtuale ; con la configurazione che abbiamo fatto il nostro server potrà accedere a internet ed alla nostra rete locale ma non può essere raggiunto dall’esterno in quanto la rete a cui è collegata la VM utilizza il NAT .
Quindi possiamo tranquillamente aggiornare il server ma i computer nella nostra rete non potranno comunicare con essa.

Nel prossimo articolo analizzeremo il funzionamento delle reti virtuali e vedremmo come far raggiungere la nostra macchina virtuale dal mondo esterno alla virtualizzazione.

YUM plug-in : FS-SNAPSHOT

fs-snapshot (yum-plugin-fs-snapshot) è un plug-in che estende le funzionalità di yum permettendogli di creare uno snapshot del sistema nel momento in cui vengono eseguiti degli Update o vengono rimossi dei pacchetti .
Se qualcosa dovesse andar storto durante la rimozione di un pacchetto perchè vengono eliminate delle dipendeze che servono ad altri software o dopo un aggiornamento ci si accorge che qualcosa non funziona correttamente , grazie a questo plug-in è possibile tornare ialla situazione precedente.

Per funzionare il filesystem root ( / ) deve essere un volume LVM o Btrfs . Per utilizzare fs-snapshot su un volume LVM si deve :

N.B. = La seguente procedura è stata provata su un server virtuale , per tale motivo aggiungere un disco è un gioco da ragazzi . Le cose potrebbero essere più complicate se si tratta di un server fisico , in quanto occorre installare un disco fisico .

1. Assicurarsi che il Volume Group in cui risiede il file system / abbia abbastanza extent liberi . Lo spazio necessario dovrebbe essere il 50-80% delle dimensioni del volume originale. Questo valore dipende comunque da quanti cambiamenti vengono apportati .
Per vedere le informazioni dettagliate di un volume group , usare il comando vgdisplay come utente root

#vgdisplay nome_volume_group

Il numero degli extents liberi è visibile alla voce Free PE/Size .

2. Se il volume group in cui risiede il file system / non ha abbastanza spazio è necessario aggiungere un volume:

A. come utente root , utilizzate il comando pvcreate per inizializzarlo come volume da utilizzare con LVM:
#pvcreate nome-device

B. Usiamo poi vgextend per aggiungere il volume fisico al volume group :

#vgextend volume-group volume

3. Ora dobbiamo modificare il file di configurazione del plugin situato in /etc/yum/pluginconf.d/fs-snapshot.conf facendo le seguenti modifiche nella sezione [lvm] :

A. Cambiamo il valore dell’opzione enabled a 1 :

enabled = 1

B. Rimuoviamo il carattere # all’inizio della linea lvcreate_size_args e configuriamo la percentuale di spazio che verrà allocata per lo snapshot :

lvcreate_size_args = -l 80%ORIGIN

4. A questo punto possiamo provare l’installazione di un’pacchetto , ad esmpio proviamo ad installare nmap :

#yum install nmap

Ci accorgeremo che dopo aver scaricato i pacchetti necessari comparirà una voce del tipo :

snapshotting file_system (/dev/volume_group/logical_volume): logical_volume_yum_timestamp
fs-snapshot: snapshotting / (/dev/VolGroup/lv_root): lv_root_yum_20120403112435

Se diamo il comando lvdisplay vedremo un nuovo volume chiamato lv_root_yum_20120403112435 (questo nome dipende da come si chiama il vostro volume root di cosenguenza può essere diverso)

Ora abbiamo due possibilià per gestire questo snapshot :

1. Dopo aver verificato che il sistema funzioni correttamente e nel modo in cui ce lo aspettavamo possiamo eliminare lo snapshot . Come utente root diamo il comando :

lvremove /dev/volume_group/logical_volume_yum_timestamp

N.B. : Fate molta attenzione perchè YUM non elimina gli snapshot , bisogna quindi ricordarsi di farlo a mano

2. Decidiamo che le modfiche apportate dagli aggiornamenti o dal software installato non vanno bene quindi dobbiamo tornare alla situazione precedente :

N.B. : E’ importante tenere presente che se nel server stanno girando servizi come DB o cose del genere e stanno eseguendo delle transazioni, nel momento in cui torneremo allo stato precedente perderemo le ultime transazioni eseguite .

A. Come utente root diamo il seguente comando per eseguire il merge dello snapshot con il sistema

#lvconvert --merge /dev/volume_group/logical_volume_yum_timestamp
#lvconvert --merge /dev/VolGroup/lv_root_yum_20120403112435

L’utility ci avviserà che sarà necessario eseguire un riavvio perchè le modifiche abbiano effetto .

B. reboot

Dopo il riavvio il server sarà esattamente come era prima dello snapshot .

Fedora 17 – Virtualization

Fedora 17 verrà rilasciata ufficialmente l’8 maggio ; in questo post andremo ad analizzare alcune nuove funzionalità riguardanti la virtualizzazione in particolare :

  • KVM Live Block Migration
  • Miglioramenti per i dischi Thin Provisioned in KVM
  • Virtualizaion Sandbox

KVM Live Block Migration

Questa funzionalità consente di copiare l’immagine disco di una VM mentre la stessa è in funzione permettendo di fatto uno Storage VM Motion.
i principali casi d’uso potrebberro essere :

  • Si vuole muovere una VM da una LUN a basse performance su una LUN più prestante
  • Si vuole cambiare il tipo di disco della VM passando da qcow a raw per aumentare le performance
  • Si vuole spostare una VM dallo storage locale ad uno condiviso (SAN, NFS, ecc.)

Ad oggi ( 27/03/12 ) questà funzionalità risulta implementata per il 70% in Fedora 17 , dovremmo quindi aspettare la versione Beta , peer vederla completamente funzionante. Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina ufficiale di QEMU (http://wiki.qemu.org/Features/LiveBlockMigration) , in cui viene spiegato più nel dettaglio questa funzione . Appena sarà completamente implementata faremo un’articolo di approfondimento per questa funzionalità molto interessante .

Link alla pagina di Fedora 17 – KVM Live Block Migration :

https://fedoraproject.org/wiki/Features/KVM_Live_Block_Migration

Thin provisioning improvements in KVM

È stato migliorato il supporto per i dischi thin-provisioned . Ora le macchine virtuali con dischi thin-provisioned possono passare a thick-porivisioned per aumentare le performance in background e mentre la VM sta funzionando.

Attualmente la pagina che ospita questa funzionalità non è molto chiara e mancano alcuni informazioni riguardanti la documentazione .

Link alla pagina di Fedora 17 – Thin Provisioning Improvement :

https://fedoraproject.org/wiki/Features/KVMThinProv

Virtualization Sandbox

In Fedora 16 è stato introdotto un tool da righa di comando “sandbox” ; questo tool permette di far girare delle applicazione in modo confinato ed isolato attraverso delle policy SElinux ; è possibile come opzione fa vedere all’applicazione alcune parti del nostro filesystem .

Grazie alla funzionalità che sarà introdotto con Fedora 17 , il demone libvirt conterà un driver LXC che esporà un container virtualizzato per le nostre applicazioni , ed un driver QEMU per avere a disposizione anche una virtualizzazione KVM .

Attualmente anche questa funzionalità non è completa nella documentazione dovremmo quindi aspettare per poter provare questa funzione.

Link alla pagina di Fedora 17 – Virtualization Sandbox :

https://fedoraproject.org/wiki/Features/VirtSandbox

Installare i driver Broadcom Wireless STA su Fedora 11

13 luglio 2009 2 commenti

In questa guida vedremo com installare i driver Broadcom Wireless STA su Fedora 11 , questi driver possono essere usati per le schede wireless basati sui seguenti chipset BCM4311 , BCM4312 , BCM4321 e BCM4322 .

Se volete verificare il modello della vostra scheda Wireless da terminale e come utente root date questo comando :

lscpi | grep ‘Network controller’

(il comando deve essere dato esattamente come è formattato sopra , ossia con il singolo apice prima della lettera “n” , con la lettera “N” maiuscola e alla fine il singolo apice .)

Fortunatamente l’installazione di questi driver è molto semplice in quanto sono disponibili i pacchtti RPM sui repositori rpmfusion .

Prima di procedere assicuratevi che il sistema sia aggiornato , e nel caso non lo fosse fate l’update !! .

Ora se non li avete già “installati” , “installiamo” i repository “rpmfusion free” e “rpmfusion non-free” , utilizzando i seguenti comandi da console e come utente root :

RPMFusion Free

#rpm -Uvh http://download1.rpmfusion.org/free/fedora/rpmfusion-free-release-stable.noarch.rpm

RPMFusion non-Free

#rpm -Uvh http://download1.rpmfusion.org/nonfree/fedora/rpmfusion-nonfree-release-stable.noarch.rpm

A questo punto abbiamo i repository RPMFusion abilitati , e non ci resta che installare i driver Broadcom dando il comando :

#yum -y install kmod-wl

Terminata l’installazione riavviamo il computer , e cliccando con il tasto destro sull’icona di Network Manager vedremo abilitato il Wireless.

wireless

Installare e Configurare volumi iSCSI

14 ottobre 2008 Lascia un commento

N.B. : IN QUESTA PARTE DELL’ARTICOLO SI PRESUME CHE CI SIA GIÀ UNO STORAGE ISCSI CONFIGURATO CON DEI VOLUMI RESI DISPONIBILI AL NOSTRO COMPUTER , NEI PROSSIMI ARTICOLI VEDREMO COME CREARE UNA ” STORAGE SERVER ISCSI ” .

oggi parleremo di come configurare l’accesso ad uno storage iSCSI utilizzando l’iSCSI initiator presente in quasi tutte le distribuzioni linux .

Prima di tutto si deve installare l’iSCSI initiator , che ci permettera di comunicare con lo storage iscsi .

Il pacchetto necessario al nostro scopo si chiama iscsi-initiator-utils e l’installazione su Fedora/CentOS/RedHat è molto semplice , basta aprire una console come utente root ed eseguire il comando :

#yum install iscsi-initiator-utils

I file di configurazione del inizializzatore iscsi si trovano in /etc/iscsi , all’interno di questa directory troviamo due file :

  • initiatorname.iscsi
  • iscsid.conf

Il primo file (initiatorname.iscsi) generalmente non viene toccato, e rappresenta l’identificativo del nostro sistema nella SAN (Storage Area Network) iSCSI , al suo interno troverete una stringa simile a questa :

InitiatorName=iqn.1994-05.com.fedora:54611c13429d

Se vogliamo possiamo modificare la parte scritta in grassetto , sostituendola con il nome del nostro computer per rendere più “user friendly” l’identificazione del host .

Il secondo file (iscsid.conf) , contiene la configurazione per l’accesso allo storage server iscsi , è qui che andremo a configurare alcuni parametri necessari per accedere allo storage iSCSI . Ciò che dobbiamo configurare sono i parametri d’accesso allo storage , in poche parole il nome utente e la password :

node.session.auth.username = My_ISCSI_USR_NAME
node.session.auth.password = MyPassword
discovery.sendtargets.auth.username = My_ISCSI_USR_NAME
discovery.sendtargets.auth.password = MyPassword

node.session.auth.* : Utilizzato dal initiator per autenticarsi sullo storage (target) durante l’accesso al volume iSCSI .

discovery.sendtargets.auth.* : Utilizzato dal initiator per le sessioni di discovery dei volumi sullo storage (target) .

Il pacchetto iscsi-initiator-utils , installa anche dei tools per gestione dei volumi iSCSI e dei servizi che devono partire in automatico al avvio del sistema ( iscsi e iscsid ) .

La prima utility che andremo ad utilizzare si chiama iscsiadm , e serve per gestire il nostro initiator iSCSI . Il suo primo compito sarà quello di trovare i volumi presentati dal Target (storage server) al nostro compuetr :

#iscsiadm -m discovery -t sendtargets -p 192.168.0.4

Con l’opzione -m specifichiamo al utility il modo in cui deve lavorare , in qu esto caso discovery ;                  -t sendtargets , istruiamo il target (storage server) a mandarci una lista dei volumi disponibili  , mentre con l’opzione -p , specifichiamo l’indirizzo IP del target .

A questo punto riavviamo il servizio iscsi :

#service iscsi restart

Se andiamo a vedere nel file di log messages , vedremo che è stato trovato un nuovo volume :

#tail -f /var/log/messages

Oct 14 12:42:20  kernel:   Vendor: EQLOGIC   Model: 100E-00
Rev: 3.2
Oct 14 12:42:20 test10 kernel:   Type:   Direct-Access
ANSI SCSI revision: 05
Oct 14 12:42:20 test10 kernel: SCSI device sdd: 41963520 512-byte hdwr sectors
(21485 MB)
Oct 14 12:42:20 test10 kernel: sdd: Write Protect is off
Oct 14 12:42:20 test10 kernel: SCSI device sdd: drive cache: write through
Oct 14 12:42:20 test10 kernel: SCSI device sdd: 41963520 512-byte hdwr sectors
(21485 MB)
Oct 14 12:42:20 test10 kernel: sdd: Write Protect is off
Oct 14 12:42:20 test10 kernel: SCSI device sdd: drive cache: write through
Oct 14 12:42:20 test10 kernel:  sdd: unknown partition table
Oct 14 12:42:20 test10 kernel: sd 3:0:0:0: Attached scsi disk sdd

Questo ci indica che è stato trovato il nostro volume iSCSI , a questo punto non ci resta che creare una partizione su di esso e formattarlo con un filesystem ext3 , ed il gioco è fatto .

Vodafone Mobile Connect Card 2.0 Beta 3

4 ottobre 2008 2 commenti

Dando un occhiata al sito Betavine Forge , che sviluppa l’applicazione “Vodafone Mobile Connect Card Driver for Linux” , ho visto che è stata rilasciata la versione 2.0 Beta3 , e visto che in questi giorni stò testando la versione beta di Fedora 10 scaricabile da qui ho deciso di provarla scaricando il file

“vodafone-mobile-connect-card-driver-for-linux-2.0.beta3-ALL-i386-installer.run”

Premetto che anche senza questo software è comunque possibile utilizzare il nostro “modem” Huawei E270 grazie all’ottimo Networ Manager presente in fedora , l’unica limitazione è che non è possibile sfruttare la connessione 3G .

Passiamo adesso all’installazione del programma , se avete installata una versione precedente date un’occhiata al file “Readme” presente nel sito .

Per portare a termine correttamente l’installazione è obbligatorio essere collegati a internet , in quanto verranno scaricati dei pacchetti dai repository ufficiali di Fedora necessari al funzionamento del programma .

  1. Cambiamo i permessi al file appena scaricaro , per permetterne l’esecuzione :

$chmod a+x vodafone-mobile-connect-card-driver-for-linux-2.0.beta3-ALL-i386-installer.run

2. Come utente root , eseguiamo il file :

#./vodafone-mobile-connect-card-driver-for-linux-2.0.beta3-ALL-i386-installer.run

A questo punto verranno scaricati una serie di pacchetti  e poi sarà installato il software . Terminata l’installazione il programma sarà disponibile in :

Applicazioni > Internet > Vodafone Mobile Connect Card driver for Linux

Dopo una prima semplice configurazione , in cui vi verra mostrato il modello del “modem” che rileva collegato al computer ; l’operatore da utilizzare ( automaticamente vi proporà Vodafone Italy ) e il PIN della vostra sim , vedrete apparie la schermata qui sopra .

Adesso siete pronti per il collegamento 3G .

La Profezia del 9 si è avverata ( Fedora 9 è arrivata sulla terra ! )

13 maggio 2008 2 commenti

Dopo mesi di intenso sviluppo da parte della comunità di Fedora , è dopo una lunga ed intrepida attesa da parte degli utenti , è stata rilasciata oggi la nuova versione di fedora : FEDORA 9

Da questo LINK , potete accedere alle note di rilascio in italiano , mentre da QUI è possibile accedere alla sezione download .

Buon FEDORA 9 a tutti .